Arriva una lettera dall’INAIL. Pratica chiusa, percentuale di invalidità riconosciuta, cifra liquidata. Fine.
Solo che quella cifra non torna. Magari è troppo bassa rispetto a quello che hai davvero subito. Magari l’invalidità che ti hanno attribuito non rispecchia le tue condizioni reali. O peggio: l’istituto ha direttamente negato l’indennizzo, sostenendo che l’infortunio non era tecnicamente “in occasione di lavoro”.
Non devi accettarla così. La valutazione INAIL non è l’ultima parola!
Dietro quella lettera c’è una visita medica fatta da un medico dell’istituto, una stima del grado di invalidità permanente, e un calcolo tabellare. Tutto lecito. Ma non infallibile.
Quella percentuale può essere sbagliata per eccesso o, più spesso, per difetto. E se è sbagliata, si può chiedere una rivalutazione. Il testo unico sugli infortuni sul lavoro prevede procedure di revisione in sede amministrativa e consente di impugnare i provvedimenti dell’istituto per via amministrativa: uno strumento che molti lavoratori non sanno di avere.
Il patrocinatore stragiudiziale: cosa fa e perché può aiutarti.
Il patrocinatore stragiudiziale opera interamente in sede amministrativa e stragiudiziale. Legge la tua documentazione INAIL e capisce se la liquidazione regge o ha punti deboli. Verifica se la percentuale di invalidità che ti hanno assegnato è compatibile con la tua cartella clinica. Individua le voci che l’istituto non ha considerato o ha sottostimato. Se serve, coordina una perizia medico-legale di parte, un secondo parere clinico che può ribaltare la valutazione iniziale. Poi predispone il ricorso amministrativo e segue l’iter fino alla rivalutazione.
Se la tua liquidazione non ti convince, il primo passo è capire se c’è spazio per una rivalutazione. La consulenza è gratuita.
Articolo a carattere informativo. Non costituisce parere legale. Per una valutazione del singolo caso contattare direttamente lo studio.




